Come diventare ricercatore scientifico?

Intraprendere la carriera di ricercatore scientifico (o anche ricercatrice scientifica) è un passo davvero importante e diremo tormentato. La scelta comporterà anni di studio, anni di intensi sacrifici, anni di lavoro malpagato, ma alla fine, sposando in pieno la passione e le meraviglie di questa professione, le gratificazioni così come anche il successo arriveranno (forse non in Italia, ma arriveranno).

Accanto alla qualifica di ricercatore scientifico c’è molta confusione e disinformazione a cui cercheremo di dare risposte chiare:

Quali sono i requisiti di un buon ricercatore scientifico?

Innanzitutto la curiosità: se siete curiosi e ricercate in ogni cosa delle risposte allora siete sulla strada giusta per diventare un ricercatore scientifico. Poi massimo impegno: il lavoro di ricercatore è un lavoro colmo di responsabilità (nei confronti del laboratorio che vi affida la ricerca, delle persone che in futuro potreste essere in grado di aiutare grazie alle vostre scoperte, nei confronti, soprattutto, di voi stessi e della necessità di non deludere tutti i sacrifici fatti fino a quel momento).

Ancora, un buon ricercatore deve avere un’ottima capacità di analisi: saper analizzare dei dati è un must del ricercatore scientifico, pertanto occhi aperti su tutto ed attenzione ai dettagli, soprattutto a quelli che possono sembrare insignificanti. Importante è anche realizzare un aggiornamento costante della materia e dei metodi di studio, così come il mantenere una certa etica professionale nei confronti dei vostri collaboratori, della vostra professione e delle vostre “cavie” di ricerca.

Qual è l’iter da affrontare per diventare un ricercatore scientifico nelle università?

Dopo la scuola secondaria sarà necessario conseguire una laurea accademica: è indispensabile la laurea in facoltà scientifiche (medicina, biologia, chimica, farmacia, biotecnologie o altre). Dopo la laurea si può continuare la carriera di ricercatore universitario presso un dipartimento di ricerca, spesso, però, è fondamentale ottenere una specializzazione post laurea per potersi candidare come ricercatore scientifico. Ci sono molti ambiti in cui specializzarsi, come l’informazione scientifica, la farmacovigilanza, l’area legale, le risorse umane, l’area marketing e tanto altro.

Al conseguimento della laurea, comunque, e conseguentemente all’ingresso in un laboratorio di ricerca universitario, il neolaureato diventa dottorando in seguito al superamento di una prova scritta ed orale. La scelta del dottorando è correlata al tipo di ricerca che si vuole portare avanti e all’impostazione didattica dell’università presso cui si è iscritti. Il dottorando inizia a fare ricerca vera e propria sotto l’occhio vigile di un dottorando più vecchio o anche “postdoc”. Scopo del dottorando è realizzare dei lavori di ricerca da poter pubblicare su riviste specializzate ed iniziare ad ottenere credito nel settore. Una volta conquistato il titolo di dottorato in tre anni di studio (dopo numerose pubblicazioni più o meno importanti e una tesi di dottorato) inizia la trafila del postdottorato, ovvero il poter iniziare a lavorare in laboratori pubblici e privati al fine di costruirsi un curriculum valido e prestigioso.

L’ingresso ai laboratori pubblici è solitamente tramite concorso (conseguimento della qualifica di ricercatore a tempo determinato o ricercatore a tempo indeterminato), per i laboratori privati, invece, la cui presenza in Italia è realmente scarsa, l’ingresso è definito dalla vostra capacità e talento e da una buona dose di marketing personale. Sapersi vendere bene, ovvero saper uscire dalla massa dei ricercatori, può significare entrare a far parte di un laboratorio di ricerca importante o, di più, riuscire ad ottenere dei fondi personali per un progetto di ricerca ambizioso. Dopo il dottorato, che è solitamente pagato dalle università, il postdoc, infatti, significa indipendenza accademica, ma allo stesso tempo, anche indipendenza economica. Dal postdoc in poi, infatti, a parte le borse di studio e gli assegni di ricerca, previsti per il ricercatore a tempo determinato, è la vostra opera di funding a poter determinare il proseguimento del vostro progetto di ricerca e, così come è ovvio, migliori saranno i risultati ottenuti, maggiori saranno le vostre opportunità di proseguire con la sperimentazione. Un caso a sè, invece, è il ricercatore a tempo indeterminato, il cui contratto lo lega per tempi indefiniti ad un laboratorio pubblico (o universitario) e per il quale la legge esclude qualsiasi incarico di insegnamento didattico.