Perchè non si dovrebbe mangiare la punta del cono gelato?

cono gelato

Quando parliamo di estate non possiamo non pensare alla sabbia, al mare, ai coni gelato. Quanti di noi non possono resistere a un cono gelato mangiato mentre siamo distesi al sole in spiaggia? E quanti impazziscono per la punta di quel cono? Addirittura c’è qualcuno che mangia il gelato solo per il piacere di gustare la punta.

Di solito, infatti, la punta del cono gelato è riempita di tanto gustoso cioccolato che insieme alla cialda del cono restituiscono un sapore unico in bocca.

Secondo la scienza, però, come tutte le cose piacevolmente gustose, anche la punta del cono gelato potrebbe rappresentare un rischio per la nostra salute. Perchè?

Uno studio condotto presso l’Università di Utrecht dimostra che la punta dei coni contiene più grassi cattivi rispetto al gelato stesso. E per grassi cattivi intendiamo i grassi saturi che, se consumati in grandi quantità, possono far male alla nostra salute.

I grassi saturi, infatti, sono causa di problematiche cardiovascolari e possono aumentare il livello del colesterolo cattivo nel nostro sangue con tutte le conseguenze negative che questa condizione comporta.

Ma come si arriva ad un eccesso di grassi saturi nel gelato? Il problema dei produttori di gelato è quello di non volere che il cioccolato all’interno della cialda si sciolga troppo facilmente o che sia totalmente solido. Per fare questo, quindi, aggiungono una quantità significativa di grassi saturi per poter cambiare il punto di fusione del cioccolato. Ecco, quindi, spiegato il perchè una piccola punta del cono è la parte del gelato che contiene un livello maggiore di grassi saturi rispetto all’intera parte superiore del cono.

Quello condiviso dagli scienziati non è comunque un divieto: il cono gelato, come detto, rappresenta uno dei simboli dell’estate e vietarne l’acquisto sarebbe soltanto un crimine. Il consiglio dei ricercatori, soprattutto per chi presenta una situazione di salute particolare, è quello magari di evitarne un consumo eccessivo durante la stagione calda. O, se proprio in casi estremi, di provare a non mangiare la punta del cono e “regalarla” a qualche amico o familiare.

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Articolo pubblicato il 26 giugno 2018 da un nostro autore

Paolo Carta è nato a Roma il 10 gennaio 1978. Dopo la maturità scientifica consegue un Diploma Universitario per Tecnico Sanitario di Laboratorio presso l’Università degli Studi di Torino. Nel 2008 intraprende la carriera universitaria presso Tor Vergata (Roma) e consegue una laurea specialistica in Biotecnologie Mediche. Dal 2014 è Dottore di Ricerca in Biologia e Medicina Sperimentale presso l’ateneo capitolino.