riciclare la plastica

Scoperto un metodo più “naturale” per riciclare la plastica

L’inquinamento del pianeta rappresenta una delle principali problematiche dell’era moderna. Le tecniche di riciclo in parte cercano di rimediare al problema invitando, dove possibile, al riutilizzo di materiali inquinanti e trasformando quello che è un rifiuto in una nuova materia prima.

La plastica rappresenta una delle principali cause dell’inquinamento ambientale, un materiale utilizzato in maniera capillare e che ha, purtroppo, dei tempi lunghissimi di decomposizione.

Una casuale scoperta scientifica realizzata dalla dottoressa Federica Bertocchini, dell’Istituto di Biomedicina e Biotecnologia di Cantabria in Spagna, può, forse, migliorare i risultati ottenuti dalle attività di riciclo favorendo un meccanismo più “naturale” per combattere l’inquinamento.

Riponendo alcune larve all’interno di un sacchetto di plastica per procedere a delle normali operazioni di pulizia, la ricercatrice ha notato alcuni fori sul sacchetto. Da qui, quindi, la prova di mettere 100 larve all’interno di un sacchetto per verificare cosa accadeva: dopo appena 40 minuti le larve hanno iniziato a “consumare” la plastica dei sacchetti e dopo 12 ore di lavoro le larve avevano ridotto un quantitativo di plastica molto più ampio di qualsiasi tecnica utilizzata.

E’ la larva della Galleria mellonella, detta anche tarma della cera d’api, ad essere fortemente attratta dalle sostanze plastiche. Ma com’è possibile che le larve possano mangiare la plastica? I ricercatori spiegano che quelle tipologie di larve: <<Sono animali che si cibano della cera d’api. E la cera è un ricco complesso di molecole diverse, che però contiene un legame analogo a quello che sostiene la robusta struttura molecolare del polietilene: una catena di atomi di carbonio che si ripete. Quindi, dal punto di vista evolutivo, ha senso che il baco riesca a nutrirsi di plastica>>.

Uno studio più approfondito ha dimostrato, inoltre, che la degradazione della plastica non avviene per la sola azione masticatoria del baco, ma a causa di per un vero e proprio processo chimico. Con un’analisi ad hoc adesso si potrà scoprire, qual è l’enzima nascosto nel sistema digestivo della larva che consente il consumo della plastica e, magari, proporre una sua riproduzione in grande scala per favorire la lotta all’inquinamento ambientale.