Anche credere in Dio può modificare il tuo cervello

Fede contro scienza: quale miglior ricerca se non questa per concludere le recenti feste religiose della Pasqua e le innumerevoli abbuffate a tavola con amici e parenti? Alcuni ricercatori della Case Western Reserve University si sono interrogati sulle dinamiche che coinvolgono il nostro cervello quando si è portati a credere nella presenza di qualcosa o qualcuno di soprannaturale, che sia esso stesso Dio o una qualsiasi altra entità “superiore”.

Lo studio scientifico pubblicato sulla rivista di settore Plos One sembra aver dato una risposta chiara alla domanda dei ricercatori: chi crede in Dio è portato a reprimere le aree del cervello utilizzate per la creazione del pensiero critico contribuendo, invece, all’attivazione di quelle responsabili del sentimento di empatia.

Leggi la ricerca  Attenzione: il nostro cervello si adatta alle bugie!

Il cervello, infatti, utilizzerebbe una rete più analitica di neuroni che ci consentono di pensare in un modo critico e una rete più sociale che ci fa provare maggiore empatia verso qualcuno o qualcosa. Solitamente il funzionamento del cervello tende a coinvolgere entrambe le aree cerebrali per definire la comprensione degli eventi circostanti, ma nei casi di fede si è spinti a mettere da parte il pensiero analitico per raggiungere una comprensione esclusivamente dal punto di vista sociale ed emotivo.

Gli esperimenti condotti su circa 500 persone hanno, infatti, dimostrato che nei soggetti che vivono una religiosità più intensa l’atteggiamento empatico è molto più condiviso rispetto a chi si definisce non credente.