Con il diabete di tipo 2 si rischia la demenza

Sono le persone di mezza età ad essere a maggior rischio: sviluppare il diabete di tipo 2 in una fascia di età “sensibile”, quella tra i 40 e i 65 anni, aumenta le probabilità di danni cerebrali con conseguente perdita delle principali funzioni cognitive (capacità di memoria e pensiero). L’allarme è stato lanciato dai ricercatori della Mayo Clinic con uno studio che ha coinvolto più di 1400 persone anziane, di un’età media di 80 anni, per valutare in ciascuno le abilità cognitive presenti e verificare, tramite scansione cerebrale, l’effettivo stato di salute del cervello.

I dati raccolti dalla ricerca, successivamente pubblicati sulla rivista medica Neurology, hanno constatato che solo una piccolissima parte delle persone coinvolte dallo studio aveva sviluppato il diabete nella fascia d’età a rischio (70 su 1400), circa il doppio dei soggetti l’aveva sviluppata solo in tarda età (140 su 1400), mentre la maggior parte del campione risultava del tutto estraneo alla malattia. Le scansioni del cervello successive hanno dimostrato che, tralasciando il gruppo di persone non coinvolte con la malattia, chi aveva sviluppato il diabete di tipo 2 in mezza età presenteva un volume del cervello ridotto rispetto a chi, invece, l’aveva contratta in tarda età, con maggiori danni e carenze cognitive. L’intento della ricerca e dei ricercatori era proprio quello di dimostrare come possano esistere delle relazioni significative tra malattie come quella del diabete e malattie che interessano direttamente il cervello come la demenza o anche l’Alzheimer.

  • Ricerca di: Mayo Clinic
  • Pubblicata su: Neurology
  • Conclusione: Il diabete di tipo 2 in mezza età può danneggiare le funzioni del cervello
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