Il cervello divide i ricordi belli da quelli brutti!

E da questo punto di vista il funzionamento del nostro cervello è paragonabile alla nostra esigenza di mettere in ordine l’armadio della stanza magari con l’arrivo della nuova stagione: le maglie invernali le metto qui, gli indumenti primaverili li sistemo lì.

Sistemare tutto nel cassetto più appropriato, ecco come i ricercatori del Massachussets Institute of technology identificano il processo di conservazione dei nostri ricordi nella mente.

E’ la presenza di due neuroni a poter consentire questa fase di “stoccaggio”, ciascuno dei quali geneticamente programmati a conservare ricordi piacevoli e ricordi spiacevoli.

La scoperta scientifica pubblicata sulla rivista Nature Neuroscience ha così identificato un gene deputato alla codificazione dei ricordi più belli (gene ppp1r1b) e quello demandato all’immagazzinamento delle memorie negative (gene rspo2). Secondo i ricercatori il cervello attiva ciascun neurone in base alla tipologia di ricordo vissuto ed, inoltre, è lo stesso cervello a cercare di mantenere un equilibrio costante tra le due parti. In caso di forte squilibrio tra ricordi gradevoli o meno, infatti, quando cioè una memoria può prevalere sull’altra, possono insorgere dei particolari disturbi dell’umore.

<<E’ un’altalena tra emozioni positive e negative, e forse l’ansia e la depressione sono il risultato di uno squilibrio tra questi due gruppi di neuroni>>, è questa la tesi degli esperti che confermano come i ricordi di emozioni positive o negative siano strettamente connessi al circuito cerebreale che ne conserva l’evento accaduto, ma anche lo stato mentale ad esso collegato.