Lavorare su turni fa male al cervello

Quanti di voi per lavoro sono costretti a fare turnazioni? I turni di lavoro possono rappresentare un vantaggio per chi cerca di combattere le noie dell’impiego e scopre nelle continue variazioni degli orari settimanali (a volte a lavoro di mattina, a volte di pomeriggio, a volte di notte) un modo per fuggire alla monotonia delle giornate scandite dagli orari tipici dell’ufficio (9-18). E’ fuori di dubbio, però, che il continuo stravolgimento delle nostre abitudini quotidiane non può, nel tempo, garantirci quella serenità e quella stabilità, mentale e fisica, necessaria a tutelare la nostra salute.

Questo è un pò quello che confermano anche i ricercatori della Swansea University con uno studio pubblicato sulla rivista Occupational & Environmental Medicine e che ha cercato di approfondire le conseguenze di salute, per il nostro cervello, del lavorare su turni. La ricerca che ha coinvolto più di 3000 soggetti per più anni di rilevamento ha voluto testare le capacità di elaborazione e di memoria dei soggetti nel medio e lungo periodo confrontando le performance celebrali dei lavoratori di ufficio con quelle dei lavoratori in turnazione. I dati raccolti dallo studio hanno evidenziato come chi aveva lavorato su turni presentava dei punteggi cognitivi inferiori andando ad accumulare, nel tempo, una differenza di età per il cervello di circa 6 anni; e questa tendenza risultava maggiore per coloro che per quasi dieci anni avevano svolto una professione notturna. Notizia positiva, però, è che lo scarto cognitivo evidenziato, secondo i ricercatori, veniva poi colmato non appena il soggetto modificava le abitudini notturne di lavoro riuscendo progressivamente, e comunque entro i successivi cinque anni, a riallinearsi alla propria età biologica.

  • Ricerca di: Swansea University
  • Pubblicata su: Occupational & Environmental Medicine
  • Conclusione: L’età del cervello viene condizionata dalla tipologia di lavoro svolta