Cosa accadrebbe alla nostra vita se non provassimo più dolore?

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Come cambierebbe la nostra vita se non provassimo più dolore fisico?

Quante cose in più potremmo fare, magari rischiando un pò più del previsto e in totale incoscienza, senza avere più paura di soffrire?

E’ forse così che vive la sua vita Jo Cameron, 71 anni, un’ex insegnante che abita nella città di Inverness in Scozia.

Jo ha un potere: non prova dolore. Non l’ha provato quando ha partorito, non l’ha provato quando si è bruciata con il forno, non l’ha provato dopo l’operazione chirurgica che ha subito.

Essendo una circostanza del tutto inusuale, Jo è stata sottoposta a dei test scientifici con l’intento di individuare la motivazione di questa sua particolarità.

E il suo caso è stato recentemente pubblicato sul British Journal of Anesthesia, perchè gli esperti che l’hanno sottoposta a delle analisi genetiche hanno individuato due mutazioni del dna che possono svolgere un ruolo importante nella segnalazione del dolore.

Non solo dolore, però, le mutazioni dei due geni sarebbero in grado di sopprimere anche lo stato d’ansia, aumentare la felicità e favorire la guarigione dalle ferite.

Quali sono le due mutazioni genetiche rilevate dagli scienziati? La prima è abbastanza comune ed è legata a un gene chiamato FAAH che produce un enzima che influisce sull’anandamide, una sostanza chimica collegata appunto alla sensazione di dolore.

La seconda mutazione, invece, è più singolare: una porzione mancante del Dna, chiamato dagli scienziati FAAH-OUT, che è in grado di esercitare un controllo sul volume di FAAH consentendo all’insegnante di avere il doppio di anandamide rispetto agli standard normali delle persone.

La somma di questi due elementi conferisce, quindi, a Jo questa caratteristica (unica?) di non provare dolore.

Secondo gli esperti la mutazione le è stata trasmessa dal padre, ma adesso che è stata individuata in Jo, è possibile studiarla nel dettaglio.

L’obiettivo dei ricercatori, infatti, è quello di poter prevedere in futuro delle terapie genetiche in grado di aiutare milioni di persone che vivono giornalmente con il dolore e che sono costretti all’uso quotidiano di antidolorifici. E tutto questo grazie al dna di un’insegnante scozzese di 71 anni.

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Post pubblicato il 29 Marzo 2019 da: