Alzheimer: qual è il meccanismo che rallenta il cervello?

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L’alzheimer è una malattia degenerativa che riduce, nel tempo, le nostre facoltà cognitive e che colpisce le persone prevalentemente con l’avanzare dell’età.

Questa particolare malattia del cervello fa insorgere nei pazienti numerose difficoltà di ragionamento e memoria rendendo giorno dopo giorno più complesse delle normali operazioni cognitive come risolvere problemi, svolgere lavori a casa, comprendere tempi e luoghi, scrivere, parlare.

Ma qual è il meccanismo che determina questa condizione di regressione per la nostra memoria e per il nostro cervello? Un nuovo studio rivoluzionario condotto presso lo Sheffield Institute for Translational Neuroscience e pubblicato sulla rivista internazionale Journal of Alzheimer’s Disease ha evidenziato in una piccola regione cerebrale un ruolo essenziale nella determinazione della malattia.

E’ l’area tegumentale ventrale, che ha il compito di rilascio della dopamina, a favorire la perdita cognitiva quando non lavora in maniera efficace.

<<La nostra scoperta indica che se l’area tegmentale-ventrale (VTA) non produce la corretta quantità di dopamina per l’ippocampo, questo non funziona più in modo efficiente>>, spiegano gli scienziati, confermando una relazione di causa-effetto tra la piccola regione cerebrale e le funzioni cognitive di un soggetto.

La ricerca realizzata dagli studiosi italiani ha previsto l’applicazione di test cognitivi e di risonanze magnetiche su 29 pazienti affetti da alzheimer, 30 soggetti con un declino cognitivo lieve e 51 persone sane: da qui la conferma che più piccola è l’area tegmentale-ventrale, minori sono le dimensioni dell’ippocampo e ridotta è la capacità di memoria e ragionamento di un individuo.

Da questo, quindi, la scelta degli scienziati di trattare i pazienti affetti da Alzheimer con una terapia dopaminergica per verificare se farmaci simili siano in grado di proteggere le facoltà cognitive delle persone mimando l’azione della dopamina.

Le conclusioni ottenute dai ricercatori confermano la possibilità di una diagnosi precoce di alzheimer: <<un altro possibile beneficio di questa scoperta è che potrebbe portare a un’opzione di trattamento differente della malattia, con la possibilità di cambiarne o fermarne il corso molto precocemente, prima che si manifestino i principali sintomi. Adesso vogliamo stabilire quanto precocemente possono essere osservate le alterazioni nell’area tegmentale ventrale e verificare anche se queste alterazioni possono essere contrastate con trattamenti già disponibili>>.

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