La scienza rivela: Leopardi depresso a causa di una malattia genetica rara!

Giacomo Leopardi

Tutti, chi più, chi meno, abbiamo studiato a scuola le opere di Giacomo Leopardi, una tra le figure letterarie più importanti dell’Ottocento.

Il poeta di Recanati è famoso soprattutto per il suo pensiero pessimista che lo spinse ad indagare negli anni della sua giovinezza sulla sofferenza umana e a rivalutare il significato della vita in termini di infelicità ed inquietudine.

Leopardi è per tutti il poeta depresso e questa sua depressione è stata sempre ricollegata all’insorgenza di una malattia ossea in giovane età.

Il direttore del reparto di Neurochirurgia dell’ospedale San Gerardo-Università Bicocca, Erik Sganzerla, ha però condiviso una nuova ipotesi scientifica che andrebbe a confutare le precedenti convinzioni: Leopardi non era affetto da malattia tubercolare ossea ma da una malattia genetica molto più rara.

Qual è dunque la malattia di Leopardi? Fino ad oggi la scienza aveva parlato del Morbo di Pott o di spondilite tubercolare per raccontare il dramma di salute del poeta, un nuovo studio, invece, giunge a formulare una nuova incredibile tesi.

Analizzando le circa 2.000 lettere scritte da Leopardi durante l’evoluzione della malattia, il neochirurgo ha esaminato tutti i sintomi insorti negli anni (come i disturbi urinari, la deformità spinale, i disturbi visivi, la gracilità, le complicanze polmonari e le problematiche cardiopolmonari) riconducendoli ad un unico denominatore.

Giacomo Leopardi era affetto dalla spondilite anchilopoietica giovanile, una malattia genetica che oggi ha un’incidenza di circa 7 casi ogni 100 mila persone. Come spiega lo scienziato: <<Dalle lettere sappiamo che Leopardi non è nato gracile e gobbo, anzi il fratello Carlo lo descrive come un bambino vivace e leader nei giochi. La deformità spinale, una cifosi dorsale, insorge dopo i 16 anni come si trova conferma nelle parole del marchese Filippo Solari che scrive di aver lasciato “Giacomino di circa 16 anni sano e dritto” e di averlo ritrovato dopo 5 anni “consunto e scontorto”>>.

Lo studio matto e disperato poi ha condotto ad una maggior gravità del suo stato di salute accentuandone la deformità del corpo e favorendo tutte quelle complicanze che porteranno alla sua morte precoce.

L’analisi condotta dal neochirurgo italiano, inoltre, tende a contrastare la diagnosi già condivisa del poeta depresso.

Secondo il medico, infatti, Leopardi era tutt’altro che depresso, anzi, la sua continua voglia di viaggiare e la sua enorme creatività artistica non sono per nulla delle sintomatologie collegabili al male di vivere.

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Post pubblicato il 14 Gennaio 2019 da: