I primi batteri di un bimbo sono trasmessi dalla madre

Sappiamo tutti che la flora batterica è essenziale per mantenere l’equilibrio del nostro organismo e di tutte le sue funzioni, svolgendo un ruolo di scudo protettivo da infezioni o contagi. Molto spesso, infatti, a seguito di virus o influenze contratte è necessario ripristinare i batteri “buoni” che popolano il nostro intestino per ritornare ad una condizionale ottimale di salute.

Durante la gravidanza, però, il feto di un neonato non ha alcun tipo di batterio amico e questo perchè si ritrova nel grembo materno che qui può offrirgli il giusto riparo e la giusta nutrizione. Ma cosa accade nei momenti successivi al parto? Secondo i ricercatori dell’Università di Trento è la mamma a trasmettere al proprio bambino una sequenza batterica utile alla sua protezione.

La ricerca scientifica pubblicata su una nuova rivista dell’American Society for Microbiology ha individuato una trasmissione verticale di alcune specie batteriche che vengono passate dalla madre al proprio figlio.

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L’analisi condotta, infatti, ha rilevato la presenza di ceppi batterici geneticamente identici nei campioni fecali dei neonati e delle loro madri, ceppi estremamente diversi da quelli individuati in altri gruppi neonati/madri. L’identikit del microbiota intestinale trasmesso da una madre al proprio figlio, infatti, sembrerebbe raggiungere una somiglianza pari quasi al 99%.

Perchè può risultare davvero importante questa scoperta scientifica? Come spiegano i ricercatori: <<la quasi totalità di questi ceppi microbici in persone sane ha funzioni indispensabili per il corpo umano, come per esempio coadiuvare la digestione. Ma la presenza di determinate varianti di alcuni microorganismi solitamente non patogeni può significare avere rischi aumentati di contrarre malattie complesse e/o autoimmuni come il diabete, il morbo di Crohn e la colite ulcerosa>>. Da questo punto di vista sarà, quindi, possibile studiare in modo sistematico la trasmissione verticale dei microbi ed analizzare le potenziali esposizioni del figlio alle malattie genetiche.