Una nuova tecnica per migliorare la diagnosi prenatale

Riuscire a scoprire quali malattie o quali particolari patologie possono nascondersi in un profilo genetico, ecco una delle principali occupazioni della ricerca scientifica moderna. Ed ultimamente numerosi passi da gigante sono stati fatti proprio in questa direzione: una svolta recente arriva dall’Italia e dai ricercatori della Sidip (Italian College of Fetal Maternal Medicine) che hanno introdotto un nuovo meccanismo di diagnosi prenatale in grado di approfondire la composizione del Dna fetale.

La Next Generation Prenatal Diagnosis (Ngpd) è questa la nuova tecnica utilizzata dai ricercatori italiani che utilizza, a sua volta il sequenziamento rapido del Dna, la già nota Next generation sequencing (Ngs), andando, però, a migliorarne le opportunità di analisi e di raccolta dei dati. Gli esami in uso dell’amniocentesi e della villocentesi, in grado di individuare delle anomalie cromosomiche o genetiche nel feto possono analizzare (soltanto) il numero dei 46 cromosomi, la nuova tecnica introdotta dai ricercatori della Sidip, invece, dà la possibilità ai medici di monitorare l’intera struttura del Dna fetale svelando tutte le patologie genetiche o le malattie che possono celarsi nel profilo genetico del neonato. Grazie alla tecnica della Ngpd, una cui disamina è approfondita sulla rivista scientifica Journal of Prenatal Medicine, si avrà adesso la possibilità di diagnosticare centinaia di patologie nel campo della diagnosi prenatale grazie allo studio di circa 300 geni che sono alla base della maggior parte delle malattie genetiche rilevabili nell’utero.

  • Ricerca di: Sidip – Italian College of Fetal Maternal Medicine
  • Pubblicata su: Journal of Prenatal Medicine
  • Conclusione: Una nuova tecnica per la diagnosi prenatale è in grado di individuare più patologie o anomalie genetiche nel feto