Inquinamento ed asma, individuato un legame!

L’asma è una malattia respiratoria sempre più diffusa in Italia: si stima che circa il 5% della popolazione e quasi il 10% dei bambini soffrano di questo disturbo caratterizzato dall’ostruzione dei bronchi. A causa di un processo infiammatorio in atto, infatti, i bronchi tendono a contrarsi, si riempiono di liquido e producono un eccesso di muco, riducendo la libera circolazione dell’aria e provocando difficoltà di respiro. In determinati periodi dell’anno o anche in particolari situazioni, inoltre, (contatto con pollini o inquinanti ad esempio) la crisi d’asma tende ad acutizzarsi provocando non pochi problemi per le persone soggette alla malattia.

I ricercatori dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano hanno adesso evidenziato una relazione causa-effetto tra l’inquinamento atmosferico e l’aumento degli attacchi d’asma negli individui.

Ma in che modo è possibile individuare un legame del genere? Per giungere a questa ipotesi scientifica, gli esperti hanno utilizzato una metodologia di analisi che si utilizza già nello studio delle malattie ambientali andando a “misurare” la consistenza delle acque reflue di origine urbana.

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E’ Milano la città che ha rappresentato il campione di studio procedendo all’analisi delle acque di scarico della metropoli prima dell’ingresso nel depuratore. La presenza nelle acque di residui di salbutamolo, il principio attivo dei farmaci antiasmatici che vengono utilizzati per contrastare l’attacco d’asma, ha dimostrato una singolare relazione con i livelli di particolato (PM) registrati nell’aria della città milanese.

Lo studio ha dimostrato, infatti, come l’utilizzo del farmaco antiasmatico varia in base ai livelli di inquinanti rinvenuti, aumentando di pari grado all’aumento del tasso di inquinamento atmosferico. Come conferma uno degli autori della ricerca pubblicata sulla rivista Environmental Research: “Questi risultati rappresentano una prova diretta dell’effetto dell’inquinamento atmosferico su questa malattia respiratoria. E’ stato stimato che se a Milano i livelli di PM10 diminuissero da 50 ug/m3 (concentrazione media misurata a Milano nel periodo di studio) a 30 ug/m3, almeno 850 dosi al giorno di salbutamolo (corrispondenti approssimativamente allo stesso numero di persone che registrano un acutizzarsi dei sintomi) non verrebbero utilizzate”.