Ansia e depressione si combattono con un’avatar

E chissà cosa ne penserà il regista James Cameron, padre fondatore degli omini blu di Pandora che hanno dato vita al colossal cinematografico di Avatar, del lavoro di ricerca condotto presso l’University College di Londra.

Secondo i ricercatori coinvolti nel recente studio scientifico, infatti, un nuovo rimedio per poter combattere ansia e depressione è nell’accettazione di sé stessi mediante l’utilizzo di un alter ego virtuale.

Le tecnologie messe a disposizione negli ultimi decenni, gli spazi virtuali, i nuovi luoghi d’incontro, ma anche di gioco ed aggregazione dove andare ad interagire con altre persone, favoriscono, d’altronde, la creazione di un avatar personale, ovvero di un’immagine non reale della nostra presenza fisica (e sociale).

Nel nostro avatar i bisogni di essere ed apparire tendono a convergere verso una nuova forma rappresentativa che può aiutare noi stessi a sperimentarci e comprenderci più da vicino. La ricerca scientifica pubblicata sulla rivista Plos One e condotta in collaborazione con i ricercatori dell’Università di Derby e dell’Universitat de Barcelona, conferma l’importanza terapeutica della realtà virtuale, utile per le persone affette da ansia o depressione o comunque da disturbi dell’umore, a realizzare un senso maggiore di autostima ed indulgenza verso sé stessi.

Per gli studiosi, infatti, uno dei motivi scatenanti per i disturbi di ansia o depressione sono da rinvenire nell’eccesso di severità e di giudizio che applichiamo verso noi stessi; questo atteggiamento di critica continua verso il nostro modo di agire, di pensare, di comportarci viene, invece, ovattato nel momento in cui una persona si identifica nel proprio avatar personale ed interagisce in uno spazio che non è più reale ma virtuale.

La tesi dei ricercatori è che la nuova dimensione virtuale potrà, in futuro, creare delle prospettive di cura per tutte le persone soggette a disordini di comportamento depressivo.