I cani responsabili della prossima pandemia?

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Non possiamo dire davvero nulla di cattivo sui nostri amici cani. Certo qualche volta possono essere davvero difficili da gestire, possono commettere delle stupidaggini, fare anche dei danni, ma alla fine sono sempre i nostri compagni fidati di vita, una presenza della quale davvero non possiamo far a meno.

Forse da oggi, però, guarderemo i cani con un occhio più diffidente rispetto al solito. Un avvertimento lanciato dai ricercatori della Icahn School of Medicine at Mount Sinai di New York City riguarda proprio i cani, avvertendo che potrebbero essere loro i veicoli di una possibile pandemia futura.

La pandemia, come sappiamo, è un’epidemia virale che tende a diffondersi molto rapidamente e dalla quale risulta difficile difendersi. Secondo gli scienziati il serbatoio della prossima epidemia è proprio il nostro caro amico a 4 zampe.

Ma come può un animale così dolce essere responsabile di una crisi (mondiale) di salute? Lo studio condotto ha analizzato 16 virus influenzali presenti in alcuni cani della Cina meridionale. Alcuni di questi virus presentavano dei segmenti di materiale genetico provenienti da tre linee virali circolanti nei suini.

Da qui, quindi, l’allerta per la nostra salute. <<Nel nostro studio, ciò che abbiamo trovato è un nuovo gruppo di virus che provengono da suini ma originariamente di provenienza aviaria, che ora hanno fatto il salto nei cani, nel cui organismo sono stati riassortiti con altri virus. Ora nei cani circolano i virus H1n1, H3n2 e H3n8, e stanno iniziando a interagire tra loro>>, spiegano i ricercatori.

Se, infatti, come verificato dalla ricerca condotta il virus suino è riuscito a contagiare i cani, così come in precedenza i volatili avevano fatto con i maiali, non è da escludere la possibilità futura di un ulteriore passo verso il contagio degli esseri umani.

Negli ultimi anni le tipologie di virus sono aumentante perchè, come ovvio, i virus tendono a mescolarsi, a diversificarsi e anche a rafforzarsi se al contatto con altre varianti della specie. Questa condizione, quindi, favorisce la possibilità della generazione di nuovi patogeni che possono essere molto pericolosi per la nostra salute.

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Articolo pubblicato il 8 giugno 2018 da:

Paolo Carta è nato a Roma il 10 gennaio 1978. Dopo la maturità scientifica consegue un Diploma Universitario per Tecnico Sanitario di Laboratorio presso l’Università degli Studi di Torino. Nel 2008 intraprende la carriera universitaria presso Tor Vergata (Roma) e consegue una laurea specialistica in Biotecnologie Mediche. E’ il responsabile editoriale del portale sin dalla sua messa online.