pipì nella piscina conseguenze salute

Quanta pipì c’è nell’acqua delle piscine?

Nonostante i numerosi accorgimenti che i gestori delle piscine (pubbliche e private) prendono in considerazione per evitare che i bagnanti facciano la pipì nell’acqua, il problema della “contaminazione” sembra proprio non risolversi. La leggenda dell’acqua che si colora se si urina sembra, infatti, non reggere più anche perchè la problematica riguarda non solo i più piccoli, ma anche giovani e adulti incuranti delle conseguenze del loro gesto.

Secondo un singolare studio condotto dai ricercatori canadesi dell’Università di Alberta, infatti, all’interno di una piscina con 830 mila d’acqua, 75 litri rappresentano la quantità di pipì contenuta. Risultato simile in una seconda analisi effettuata dai ricercatori in una piscina di 400 mila litri d’acqua con più di 30 litri di pipì; anche in questo caso la quantità di pipì rilevata è circa il 10% del totale dell’acqua utilizzata.

Il rilevamento della pipì è stato realizzato mediante la misurazione dei livelli di un edulcorante artificiale, presente nel nostro organismo (perchè contenuto in numerosi prodotti alimentari) e smaltito mediante l’urina. Dai dati raccolti su un campione molto più ampio, che ha incluso più di 30 strutture, si conferma la presenza di pipì in tutte le piscine con una concentrazione maggiore nelle piscine private (come quelle di alberghi o hotel).

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Vorremmo che il nostro studio servisse a promuovere una maggiore educazione verso gli altri e a convincere i nuotatori a uscire dall’acqua se hanno una necessità impellente“, spiegano i ricercatori. Il problema di urinare nell’acqua, infatti, può comportare alcune conseguenze per la nostra salute: anche se l’urina in sè non crea dei reali problemi, è il contatto con le altre sostanze utilizzate (come i disinfettanti utilizzati per la pulizia del fondale della piscina) a poter creare infiammazioni e causare irritazioni agli occhi e alle vie respiratorie. La prolungata esposizione a queste sostanze reagenti (pensiamo a chi fa nuoto per professione, a chi segue dei corsi o agli addetti ai lavori), inoltre, può favorire dei rischi anche più gravi per la nostra salute.