Si muore per alcol, fumo ma soprattutto per povertà!

Va bene, magari possedere ricchezza non vuol dire essere felici ma, a quanto sembra, può garantire longevità. Secondo uno studio scientifico condotto dai ricercatori di Lifepath, infatti, tra i fattori di rischio di mortalità c’è anche il vivere in condizioni disagiate.

La conclusione dei ricercatori segue ad un ampio studio realizzato per tredici anni su quasi due milioni di persone provenienti da diversi Paesi (Regno Unito, Italia, Portogallo, Stati Uniti, Australia, Svizzera e Francia). I partecipanti alla ricerca sono stati suddivisi in cluster sociali (sulla base della propria condizione lavorativa) confrontando le informazioni personali con lo stato di salute di ciascuno e con i 6 principali fattori di rischio (tabacco, alcool, sedentarietà, ipertensione, obesità, diabete).

La relazione mortalità/povertà sembra essere abbastanza prevedibile: non potersi curare in maniera adeguata o comunque non riuscire a mantenere uno stile di vita sano ed equilibrato a causa di condizioni sociali ed economiche di disagio necessariamente conduce ad una morte prematura.

La reale novità introdotta dalla ricerca è la possibilità di confrontare l’incidenza di mortalità con gli altri fattori di rischio che riducono la durata della nostra vita. Secondo i ricercatori, infatti: <<vivere in condizioni sociali ed economiche povere diminuisce di oltre due anni l’aspettativa di vita, quasi la metà di quanto non faccia il tabacco e più del consumo elevato di alcool>>. In conclusione: uno status di difficoltà sociale ed economica aumenterebbe del 20% il rischio di mortalità negli uomini, il 10% in meno del tabacco ma più di diabete, consumo di alcool ed ipertensione.

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Seguendo i dati di ricerca, quindi, le gerarchie tra i fattori principali di rischio sembrano stravolte: un precario stato socio-economico è un valido indicatore della dimunizione nell’aspettativa di vita di un individuo, molto più dei danni di salute causati dall’abuso di cibo, alcol o tabacco. Per l’establishment politico e governativo dei Paesi, però, questa particolare condizione di non abbienza ancora oggi sembra non meriti di essere affrontata e risolta con al dovuta urgenza.