Uso di marijuana e cannabis, ma quali sono gli effetti nocivi?

La diatriba, forse, non vedrà mai davvero una fine e ogni ricerca verrà confutata da un nuovo studio, contraddetto a sua volta da altre tesi o ipotesi scientifiche, e così via fin quando non si sarà costretti ad arrendersi all’evidenza dell’impossibilità di una sola verità.

Quello che alla fine possiamo dedurre dalla lunga battaglia tra chi ha ragione, o crede di averne, e chi ha torto, è che la cannabis, e quindi la marijuana presenta sia un profilo positivo che un profilo negativo ed entrambi generano dei condizionamenti importanti per la nostra salute.

Il suo lato più “sensibile” promette effetti terapeutici per alcune gravi malattie, è utilizzato come antidolorifico e può aiutare le persone affette da disturbi mentali o sindromi complusive; il suo lato meno tenero e più “grigio”, invece, individua degli effetti nocivi per la nostra salute che non possiamo trascurare e che si palesano non in giovane età ma per lo più da adulti.

Una delle ricerche più complete realizzate sul consumo di marijuana ha coinvolto numerosi soggetti per uno studio di circa venti anni ed è stata pubblicata sulla rivista Addiction. Le conclusioni della ricerca hanno confermato come l’uso prolungato di cannabis riduce le capacità intellettive dei soggetti, favorisce la psicosi individuale o la schizofrenia e nelle donne incinte aumenta il rischio di gravidanze problematiche.

Il problema maggiore legato all’uso delle droghe leggere, secondo il dottor Wayne Hall, uno dei massimi esperti sull’argomento e consulente per la World Health Organisation, è che la marijuana provoca dipendenza nei soggetti e può determinare, a lungo raggio, problematiche molto serie di salute come bronchiti, tumori, crisi respiratorie ed attacchi cardiaci.

Il fattore scatenante, come detto, è l’uso quotidiano della marijuana, un’abitudine in grado di accelerare i processi di rischio per la nostra salute e di generare gravi implicazioni psichiche negli individui.