L’esposizione alle antenne radio della telefonia può provocare tumori!

antenne telefonia mobile

Forse si è finalmente giunti ad una prima grande conferma scientifica relativamente ad uno dei temi da tempo al centro di dibattiti pubblici: quanto fa male l’esposizione diretta alle antenne radio?

La ricerca condotta dall’Istituto Ramazzini di Bologna sull’impatto dei ripetitori e trasmettitori per la telefonia mobile sulla salute dell’uomo, ha confermato le ipotesi degli studiosi: i <<campi elettrici sono pericolosi>> e sono responsabili di un aumento significativo di tumori a cuore e cervello.

I risultati ottenuti consolidano, inoltre, le conclusioni di un altro studio scientifico condotto dal National Institute of Environmental Health Sciences americano sulle conseguenze dell’esposizione alle onde delle antenne della telefonia mobile.

La ricerca realizzata in Italia ha utilizzato un totale di più di 2.000 roditori sottoposti a radiazioni GSM da 1.8 GHz, ovvero le radiazioni realmente prodotte dai trasmettitori telefonici. L’esposizione è stata per una durata di 19 ore al giorno e per l’intero ciclo di vita dei topi: dalla nascita alla morte spontanea.

Le analisi condotte sulla salute dei roditori al termine dello studio, ha dimostrato un aumento di incidenza di tumori maligni molto rari (nelle cellule del cuore per i ratti maschi e nel cervello per i ratti femmina). I dati, inoltre, confermano quanto già riscontrato nello studio americano sebbene nella ricerca italiana la potenza di esposizione alle radiofrequenze è stata di mille volte inferiore a quelle utilizzata nella ricerca USA.

<<L’intensità delle emissioni utilizzate per lo studio è dell’ordine di grandezza di quella delle esposizioni ambientali più comuni in Italia>>, confermano gli studiosi, e quindi rispettando gli attuali limiti di esposizione fissati dalla legge. Negli Stati Uniti, invece, le “dosi” considerate sono state utilizzate per mimare un contatto di radiazione di un cellulare ad un corpo, e sono state quindi più elevate di quelle dell’Istituto Ramazzini.

Da qui alcune considerazioni doverose a riguardo dello studio condotto. Primo: non può essere una casualità che due ricerche differenti, e realizzate in due posti diversi del mondo, rilevano la stessa tipologia di tumore, tra l’altro molto raro (come quello evidenziato nelle cellule di Schwann del sistema nervoso); secondo: altri studi già condotti sul tema avevano riscontrato l’incidenza dello stesso tipo di tumore raro anche nei forti utilizzatori di cellulari.

A questo punto, quindi, il problema di salute rilevato assume dimensioni mondiali andando a coinvolgere potenzialmente tutte le persone che utilizzano il cellulare o, maggiormente, tutti coloro che, per motivi di vita o di lavoro, si trovano esposti direttamente alle radiazioni di ripetitori e trasmettitori della telefonia.

Da qui l’appello degli scienziati per promuovere un cambio di rotta necessario nelle nostre abitudini di vita ma anche per potenziare le regolamentazioni a carico delle grandi compagnie telefoniche e per tutelare la salute pubblica: <<I nostri dati rafforzano la richiesta di adottare precauzioni di base a livello globale. Semplici misure sugli apparecchi, come un auricolare a molla incorporato nel telefono, oppure segnalazioni di pericolo sia nelle istruzioni che nella confezione di acquisto affinché l’apparecchio venga tenuto lontano dal corpo, e altre misure tecnologiche che io non so immaginare ma che sicuramente le compagnie conoscono e possono mettere in atto, potrebbero costituire una prima misura urgente per correre ai ripari. Certo non immaginiamo che si possa tornare indietro nella diffusione di questa tecnologia, ma siamo sicuri che si possa fare meglio. La salute pubblica necessita di un’azione tempestiva per ridurre l’esposizione, le compagnie devono concepire tecnologie migliori, investire in formazione e ricerca, puntare su un approccio di sicurezza piuttosto che di potenza, qualità ed efficienza del segnale radio. Siamo responsabili verso le nuove generazioni e dobbiamo fare in modo che i telefoni cellulari e la tecnologia wireless non diventino il prossimo tabacco o il prossimo amianto, cioè rischi conosciuti e ignorati per decenni>>.

Quello condotto dall’Istituto Ramazzini è il più grande studio mai realizzato sul tema delle radiazioni a radiofrequenza: le conclusioni e i dettagli della ricerca italiana sono oggi pubblicati sulla rivista internazionale Environmental Research.

Post Correlati