Il cervello può restituire la vista anche dopo la cecità!

Può il cervello riattivare la capacità di vedere nelle persone affette da cecità? La risposta dei ricercatori italiani dell’Università di Pisa è si: le aree cerebrali demandate alla vista possono essere riprogrammate e ritornare alle loro funzioni naturali.

Lo studio scientifico pubblicato sulla rivista Plos Biology apre adesso le porte ad una nuova opportunità di cura per tutte le persone che, a causa di gravi malattie, come la retinite pigmentosa, hanno perso la vista.

Come spiegano gli esperti: <<Quando una persona perde la vista le aree del cervello dedicate a elaborare le informazioni visive vengono riprogrammate per altre funzioni, ad esempio per il tatto o l’udito>>. Questa condizione di non funzionamento del tratto visivo non consente al soggetto l’elaborazione delle immagini pur senza la presenza di danni evidenti a livello neurale. Per ripristinare la situazione originaria, quindi, basterebbe semplicemente riprogrammare la trasmissione del segnale visivo mediante l’utilizzo di protesi specifiche.

<<Dopo aver impiantato delle speciali protesi, fatte da un chip posto sul fondo dell’occhio che invia i dati presi da una piccola telecamera, e grazie all’esercizio, le aree cerebrali abbandonate tornano alla loro funzione visiva>>. La scoperta scientifica è legata, quindi, alla necessità di una progettazione futura di protesi più efficaci e alla cura dello stato di cecità per tutti gli individui nei quali i percorsi di collegamento con il cervello non risultano danneggiati e i neuroni della visione possono essere riprogrammati.

La ricerca scientifica non rappresenta, ovviamente, una risposta definitiva al problema della cecità, ma propone una soluzione all’avanguardia per poter restituire la vista a chi soffre di malattie degenerative che colpiscono la retina.