Il cervello può restituire la vista anche dopo la cecità!

Può il cervello riattivare la capacità di vedere nelle persone affette da cecità? La risposta dei ricercatori italiani dell’Università di Pisa è si: le aree cerebrali demandate alla vista possono essere riprogrammate e ritornare alle loro funzioni naturali.

Lo studio scientifico pubblicato sulla rivista Plos Biology apre adesso le porte ad una nuova opportunità di cura per tutte le persone che, a causa di gravi malattie, come la retinite pigmentosa, hanno perso la vista.

Come spiegano gli esperti: <<Quando una persona perde la vista le aree del cervello dedicate a elaborare le informazioni visive vengono riprogrammate per altre funzioni, ad esempio per il tatto o l’udito>>. Questa condizione di non funzionamento del tratto visivo non consente al soggetto l’elaborazione delle immagini pur senza la presenza di danni evidenti a livello neurale. Per ripristinare la situazione originaria, quindi, basterebbe semplicemente riprogrammare la trasmissione del segnale visivo mediante l’utilizzo di protesi specifiche.

<<Dopo aver impiantato delle speciali protesi, fatte da un chip posto sul fondo dell’occhio che invia i dati presi da una piccola telecamera, e grazie all’esercizio, le aree cerebrali abbandonate tornano alla loro funzione visiva>>. La scoperta scientifica è legata, quindi, alla necessità di una progettazione futura di protesi più efficaci e alla cura dello stato di cecità per tutti gli individui nei quali i percorsi di collegamento con il cervello non risultano danneggiati e i neuroni della visione possono essere riprogrammati.

La ricerca scientifica non rappresenta, ovviamente, una risposta definitiva al problema della cecità, ma propone una soluzione all’avanguardia per poter restituire la vista a chi soffre di malattie degenerative che colpiscono la retina.

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Articolo pubblicato il 26 ottobre 2016 da:

Paolo Carta è nato a Roma il 10 gennaio 1978. Dopo la maturità scientifica consegue un Diploma Universitario per Tecnico Sanitario di Laboratorio presso l’Università degli Studi di Torino. Nel 2008 intraprende la carriera universitaria presso Tor Vergata (Roma) e consegue una laurea specialistica in Biotecnologie Mediche. Dal 2014 è Dottore di Ricerca in Biologia e Medicina Sperimentale presso l’ateneo capitolino.